Being Young

2023

Il mio tempo migliore

Fabiana Calsolaro

Ich bin Journalistin geworden, weil ich gerne schreibe. Heute übersetze ich aber Texte, die von anderen geschrieben wurden. Irgendetwas passt nicht zusammen.

Faccio regolarmente sport. Vado in palestra un paio di volte alla settimana, tre quando riesco a gestire tutto al meglio. Ho il posto fisso (che in Svizzera, tuttavia, non rappresenta un’eccezione). Ogni tanto arriva una soddisfazione professionale inaspettata e gradita, altri giorni si concludono tra stress e nervosismo che portano discussioni e inquietudine a casa. La sera, lavati i denti al suono della solita canzoncina imparata all’asilo, letto uno dei soliti libri scelto da lei, fatte un po’ di coccole, dopo che lei si è addormentata, guardo la telenovela, sempre quella da oltre quindici anni. Poi con mio marito ci guardiamo una serie tv o MasterChef, a seconda del periodo dell’anno. Un paio di sere a settimana sono dedicate alla lettura, che si guadagna anche la mezzora di attesa al corso di danza classica del giovedì.

La mattina la nostra sveglia con mani e piedi non ci permette di poltrire nemmeno nei weekend. Il sabato o la domenica una cena fuori o un piacevole invito da amici, un pomeriggio a sciare (lei, che noi siamo e resteremo gente di mare ormai), un giro in centro, magari con merenda golosa. Qualche volta un weekend fuori.

Poi un giorno, distrattamente (succede sempre così) te ne accorgi. Sei dal parrucchiere, mentre lui o lei taglia tu guardi una rivista, o il telefono. Ogni tanto alzi lo sguardo allo specchio per controllare che succede ai tuoi capelli. E uno di quegli sguardi lo vede. Che il tempo è passato. Che sotto gli occhi le rughe sono più profonde. Ti racconti che stavolta hai proprio sbagliato correttore. Ti chiedi quando ti è scivolato tra le dita, tra le gambe, tutto quel tempo. Quando ti è passato accanto sfiorandoti e tingendo i tuoi capelli di grigio. Scavando nella tua pelle. Quando hai vissuto tutto quel tempo che ti ritrovi sul viso, nei capelli, sul tuo corpo. E nella testa. Poi il telefono suona, rispondi. È tuo marito che ti chiede quando torni. E appena metti giù ti manda una foto con tua figlia mentre fanno le facce buffe aspettandoti. Chiudi e sulla schermata del telefono c’è la tua foto con lei, la tieni in braccio. Vi guardate. Sorridete. Vi sentite.

E capisci che tutto quel tempo è lì. È nelle sfide, vinte e perse, nei viaggi, che a volte sono di sola andata. È nei lavori duri, nelle levatacce, nelle notti in bianco a cercare, nel buio, il vecchio soffitto, nel vuoto che ti ha scavato dentro per anni fino a costringerti a una scelta. Nei pensieri su cosa potrà essere. È in tua figlia. Nei suoi sorrisi, nella sua forza, nel suo coraggio, nella serenità che le hai costruito attorno, e anche in quella che meno sapientemente hai costruito attorno a te. È nei rapporti, solidi, pochissimi. Capisci che tutto quel tempo È le tue rughe, il grigio nei capelli, che adesso ti sembra già più argento e meno grigio. È nella calma, e in tutte le tempeste che ti è costata.

Capisci che quel tempo è tutto dentro una vita normale, a tratti banale, fatta di monotonia e abitudini rassicuranti, ma anche di consapevolezze nuove, rassicuranti anche quelle. Di nuovi limiti, tanti, ma anche nuovi orizzonti, persino di più. Una vita forse anonima, eppure dai contorni, finalmente, così chiari, semplici e definiti. Tuoi.

Capisci che non avresti potuto investirlo meglio quel tempo, se oggi, la sera, ti addormenti sperando che domani sarà tutto esattamente uguale. Anche se tu sarai un po’ meno giovane.